Il lavoro sporco che si deve fare per sopravvivere e per non rimanere un altro giorno disoccupati, è rubare la salma di Cristo dal sepolcro: questa è l’ardua missione dei due protagonisti della vicenda con le loro anime sudice, e innocenti come bambini, indifesi e malviventi, tessitori di tranelli da quattro soldi e vittime di un inganno di cui sono la bassa manovalanza. Il corpo di cristo, grande assente della piéce, non lo troveranno mai. Il denaro, motore di tutta la tragicomica vicenda, si impone come l’unico idolo che raccoglie la fede di tutti.

Scheda artistica

La Storia.
La resurrezione di Gesù Cristo. L’evento che diventò il postulato del cristianesimo. Un postulato che ha del misterioso, del magico, del surreale. La religione cristiana fonda tutto il suo essere su questo evento. La resurrezione della carne è la verifica definitiva per cui Gesù Cristo è il figlio di dio, mandato dal padre medesimo a salvare l’umanità. È curioso notare come una delle più grandi strutture di potere che hanno influenzato il pensiero politico e culturale dell’Occidente, si fondi su un mistero, “non concepibile agli occhi del corpo, ma a quelli dell’anima”, asserirebbe Francesco. Ma ogni grande evento storico ha le sue luci e le sue ombre; e più l’evento è grande, più lunghe sono le sue ombre. Giravano voci che il corpo di Gesù fosse stato trafugato dai discepoli per inscenarne la resurrezione. Matteo, pur prendendo le distanze da queste posizioni (28:11), conferma l’esistenza di tali malelingue. Come è andata veramente? E se fosse stata tutta una messa in scena da parte dei discepoli per non vanificare la ventata rivoluzionaria spiritual culturale che il personaggio di Gesù aveva portato? Come agire per non essere visto e scoperti?
La finzione.
In Religioso Silenzio racconta la storia di Tito e Dodo, due disoccupati cronici del nostro tempo. Con il termine cronico, ci riferiamo a quello stato che coglie l’individuo quando pensa di non poter mutare niente di se stesso e del mondo che lo circonda…un male che affligge il nostro tempo e la nostra generazione. Costoro, su commissione di una confraternita segreta, si ritrovano a dover trafugare il cadavere più importante della Storia: Gesù Cristo. Un lavoro sporco ma ben retribuito, che i nostri protagonisti, con le dovute ansie, speranze e paure, si apprestano a svolgere. Ma nel momento di aprire il sepolcro, lo scoprono essere vuoto. Da qui si sviluppa il dramma di Tito e Dodo: cosa fare? Fuggire? Impiccarsi? Trafugare un altro corpo? Potrà mai la cifra di denaro promessagli, cambiare le loro vite? Tutto lo spettacolo si svolge in mancanza dell’elemento centrale: il corpo di Cristo, grande assente in tutta la pièce. Presenti invece i due poveri protagonisti, con le loro anime sudicie e innocenti come bambini: indifesi e malviventi per forza, tessitori di tranelli da quattro soldi, vittime di un inganno di cui sono la bassa manovalanza. Il denaro e la resurrezione, due elementi apparentemente distanti, sono invece legati tra loro a doppio filo. Nella vicenda nessuno crede alla resurrezione di Cristo: né i suoi seguaci né i nostri antieroi, gli unici tuttavia che potrebbero esserne i diretto testimoni. Nessuno crede nella resurrezione, ma tutti credono nel denaro, l’unico idolo che raccoglie la fedeltà di tutti. Tito e Dodo non sono però gli unici personaggi dello spettacolo. Le rocambolesche e tragicomiche avventure dei due, sono cantate da altri due figuri, che in scena, vestono i panni dei due disoccupati. La meta teatralità permette così di mettere a fuoco la natura ludica del teatro, che attraverso un giocoso patto tra attori e spettatori sul senso di realtà e finzione, dà vita al rito collettivo.

Biografia del progetto

Il progetto che presentiamo nasce nel 2014 ed è il secondo lavoro, di creazione drammaturgica intrapreso dalla nostra compagnia: prima il circo della fogna, e oggi La ribalta teatro.
Avevamo voglia di girare l’Italia, non solo con gli spettacoli. Libera uscita aveva vinto 3 premi, ma noi giravamo di più con il nostro surrealista cabaret (alcuni pezzi di Libera uscita e canzoni), un piccolo spettacolo da circolo, lo abbiamo fatto in case private, giardini, e perfino nei ristoranti.
Provavamo al teatro rossi di Pisa una teatro del 700’ sfitto e poi occupato, faceva freddo e c’erano i piccioni, li ci venne in mente di girare tutti gli spazi alternativi d’Italia, e facemmo un progetto di residenze itineranti per la costruzione di un nuovo spettacolo popolare.
Il viaggio cominciò, e da febbraio a settembre abbiamo attraversato l’Italia da Napoli a Milano. A giugno, a progetto neonato, il festival scintille di asti ci vuole in finale. Perdiamo. Siamo ancora all’inizio…continuiamo il giro. In molti di questi spazi, dormiamo, mangiamo, troviamo l’ispirazione per scrivere la storia e immaginare lo stile. Spazio dopo spazio, treno dopo treno la storia nasce. Ci dedichiamo molto, per prima cosa all’aspetto drammaturgico e di ricerca: le storie della bibbia, il teatro epico in generale, la tragedia.
Ci manca la scena, calpestare il palcoscenico: qualche volta ci chiamano a fare il mistero buffo, ma non basta, affianchiamo al lavoro da drammaturghi quello di sala prove. Facciamo delle improvvisazioni, e per stare attaccati ad un testo, ci impariamo tutto Aspettando Godot, e lo recitiamo per allenamento, una volta lo abbiamo fatto tutto sull’arenile della spiaggia del lido di Venezia, mentre eravamo al teatro Marinoni(alla fine sarà forte l’impatto Beckettiano sul nostro nuovo testo). Incontriamo Giovan battista Storti allievo di Kantor e regista. Facciamo un seminario di una settimana sul nostro nuovo testo. Lo avevamo già fatto con “Libera Uscita” ma questa volta vediamo nei suoi occhi una luce diversa. Il giorno dopo, il destino ci chiama di nuovo a Pisa, dove il nuovo teatro Lux ci invita a restare e progettare con noi un nuovo spazio per il teatro e per lo spettacolo. Iniziamo le prove vere dello spettacolo, e di questa nuova avventura.
In religioso silenzio
Racconta le incredibili e rocambolesche avventure di due antieroi,personaggi forse di fantasia, che cambiarono il segno della storia, tentando, sotto commissione di trafugare il corpo di Cristo.
Temi:
tutto lo spettacolo si svolge in mancanza dell’elemento centrale: il corpo di cristo, grande assente in tutta la pieces, presenti invece i due poveri protagonisti con le loro anime sudice, e innocenti come bambini,indifesi e malviventi per forza, tessitori di tranelli da quattro soldi e vittime di un inganno di cui sono la bassa manovalanza.
Il denaro e la resurrezione, sono legati a doppio filo, due elementi così distanti. Nel mondo del nostro spettacolo è ovvio che nessuno crede alla resurrezione di Cristo, ne i suoi seguaci che organizzano la sparizione del corpo per costruire poi una struttura potente sulle basi di un evento straordinario costruito ad hoc, ne i nostri eroi, gli unici che potrebbero invece essere soli testimoni diretti della resurrezione di
Cristo, vittima anch’esso della venialità degli uomini del suo tempo. Nessuno crede nella resurrezione, tutti credono nel denaro l’unico idolo che raccoglie la fedeltà dei vivi.
La confraternità, il deus ex machinae della vicenda, agisce dall’esterno e si palesa in scena come un elemento potente e misterioso, si comporta, come funzionano le organizzazioni dei testi di Harold Pinter, sicuramente un autore che come il maestro Beckett merita tutta la nostra attenzione, ed è fonte di ispirazione nello studio dei meccanismi di costruzione drammaturgica.
Le radici del lavoro:
Da un lato si compie un lavoro di studio e di approfondimento biblico, in particolare a partire dagli scritti dei profeti del vecchio testamento e di tutti i vangeli, con particolare attenzione a Matteo,l’unico che parla di un sospetto da parte delle autorità di un furto del corpo di Cristo.
Dall’ altro lato siamo attenti a capire le tensioni del nostro paese, per questo lo abbiamo attraversato con la lente di ingrandimento sulla nostra generazione, e la disoccupazione che l’affligge oltre il cinquanta per cento quella giovanile in attesa della resurrezione degli eroi e dell’alternativa.
Waiting for the resurrection of the flesh

PaginaQ – 14 Gennaio 2015

 

(http://www.paginaq.it/2015/01/14/religioso-silenzio-ovvero-perche-il-teatro-puo-ancora-dirsi-vivo/)

In religioso silenzio, ovvero perché il teatro può ancora dirsi vivo

Il 17 e il 18 Gennaio al Cinema Teatro Lux andrà in scena un misfatto: due giovani disoccupati dei tempi moderni verranno assoldati da una Confraternita segreta per compiere un atto assolutamente straordinario. Tito e Dodo, così si chiamano i due protagonisti dell’atto illecito, rimandando chiaramente ai presunti nomi dei ladroni crocifissi insieme a Gesù Cristo, dovranno proprio trafugare la salma del figlio di Dio in cambio di un’ingente somma di denaro. Parte proprio da qui lo spettacolo teatrale In Religioso Silenzio del Circo della Fogna, dal punto in cui i due amici si ritrovano in un momento di grande tensione e di transizione tra un passato precario, difficile e fatto di sotterfugi necessari alla sopravvivenza e il sogno impossibile che sembra proprio a un passo da loro: diventare improvvisamente ricchi, dire addio alle difficoltà di una vita passata e crudele e finalmente incontrare la speranza dell’emancipazione.
Ma Tito e Dodo sono due cosiddetti disoccupati cronici, in preda a uno stato di assopimento e torpore, due inetti di oggi che, nel momento in cui si ritrovano a dover compiere l’azione che gli è stata richiesta, si fanno sopraffare da paure concrete e materiali: il cattivo odore, il buio nel cimitero e tutte quelle piccole ansie che li rende sostanzialmente umani. Il problema sorge però quando, aprendo il sepolcro, i due si accorgono che lì non c’è nessun corpo. Cosa fare? Mentire? Scappare? O addirittura farla finita e impiccarsi?
A raccontare, interpretare e riscrivere la storia sono Alberto Ierardi e Giorgio Vierda, il duo che compone il Circo della Fogna e che in anteprima nazionale porta a Pisa quella che è la seconda produzione originale dei due artisti. Gli attori non solo vestono i panni di Tito e Dodo, scapestrati e sfortunati protagonisti, ma incarnano il ruolo di due spiriti del teatro che rievocheranno e reinterpreteranno la storia per gli spettatori. Una cornice dentro una cornice, teatro nel teatro appunto. E tutto questo è chiaramente reso possibile dalla conoscenza e dalla notorietà del nucleo centrale dello spettacolo, ovvero la resurrezione. Il fatto “epico”, l’episodio più rivoluzionario della religione cattolica e del pensiero del mondo occidentale, è portato in scena come fatto centrale ma attorno al quale la storia dei due protagonisti non può che semplicemente ruotare. La visione dei fatti è prettamente laica, ma non viene meno il fascino del mistero che un momento così straordinario possiede intrinsecamente. Il mistero, appunto, ciò che non può e non si riesce a scoprire, ma che nonostante tutto ha trasformato e ribaltato e rivoluzionato – volontariamente o involontariamente – molti aspetti della cultura occidentale. Quel mistero che oggi sembra essere scomparso: cosa succederebbe, si interrogano Alberto e Giorgio, se un fatto così dibattuto come quello della resurrezione (è realmente successo o è tutta una messa in scena?) fosse avvenuto oggi? Cosa sarebbe rimasto di quell’intangibilità che rende affascinante ciò che è difficile da definire, proprio adesso che tutto è scoperto e scopribile?
Ma l’evento della resurrezione è soprattutto la storia nota che viene riscritta e reinterpretata, ciò che dà la possibilità dunque ai due artisti di recuperare il significato primigenio del teatro, le sue funzioni e le sue peculiarità. Alberto e Giorgio, infatti, riprendono dall’antico teatro greco la tendenza a partire da un fatto conosciuto dai più per poter creare un confronto con le tematiche fondamentali del proprio tempo. Come il mito del denaro, ad esempio, su cui si basano tutte le azioni di Tito e Dodo. E dall’antica Grecia recuperano anche la concezione del teatro in sé e per sé che per i due attori è un vero e proprio rito collettivo, un momento di condivisione, di creazione di quella tensione esplosiva e travolgente tra chi assiste e chi interpreta. È il momento in cui ci si lascia andare alle proprie emozioni e si esorcizzano le paure; ci si prende del tempo per riunirsi e adattarsi a tempi e modi lenti: concetti quasi fuori luogo oggi che il mondo corre così velocemente. Eppure necessari, perché il teatro appartiene al nostro patrimonio culturale e genetico, crea un tessuto emotivo e di condivisione che invece lo spettacolo non è detto che abbia, come spiegano con entusiasmo Alberto e Giorgio.
Se infatti, è lo spettacolo live a dover fare i conti con una serie di problematiche legate alle sue forme sempre identiche a se stesse da anni, a doversi confrontare con la straordinarietà e la velocità di nuovi mezzi, il concetto di teatro non morirà mai: è un bisogno, una necessità, è la storia che ci portiamo dietro e continuiamo a raccontare; e proprio su una continua ricerca di nuove forme, di nuovi modi per rendere tutto questo più interessante per la comunità si basa gran parte del lavoro del Circo della Fogna. Oltre che, chiaramente, quell’essere sempre alla ricerca di ciò che rende il teatro eterno: “Dovremmo sentire sempre l’esigenza di riunirci e vedere le storie davanti ai nostri occhi”, mi dicono i due attori senza accorgersi che quell’entusiasmo, quelle conoscenze e quella passione di riportare il teatro al suo significato primigenio non sono solo “tentativi” come preferiscono chiamarli loro, ma sono prove di un mestiere fatto di impegno, fatiche e convinzioni; sono la spinta giusta che riporta a galla la voglia di prendersi del tempo per sé e per gli altri, di condividere le proprie emozioni in un unico luogo e abbandonarsi ad esse e a quella straordinaria tensione emotiva, che solo il teatro riesce realmente a creare.

Alessandra Vescio

PisaToday- 18 Gennaio 2015

 


(http://www.pisatoday.it/eventi/teatro/in-religioso-silenzio-circo-della-fogna-pisa-17-18-gennaio-2015.html)

Il “Circo della Fogna” al Cinema Teatro Lux con “In religioso silenzio”

“In religioso silenzio” del Circo della Fogna a Pisa il 17 18 gennaio 2015 Eventi a Pisa

Il Teatro Lux è lieto di presentare, in anteprima nazionale, il nuovo spettacolo del Circo della Fogna.

Dopo L’Osteria del Malcontento, che vedeva anche la partecipazione delle Belle Di Mai, IN RELIGIOSO SILENZIO è la seconda produzione originale nata dalla collaborazione tra TheThing Promozione Eventi, che dalla stagione 2014-2015 gestisce il Cinema Teatro Lux, e il Il Circo Della Fogna, che durante questa stagione ha lavorato come compagnia residente del teatro.

Lo spettacolo andrà in scena in anteprima sabato 17 gennaio, alle 21, e domenica 18 gennaio, alle 17.30, presso il Teatro Lux, in Piazza Santa Caterina N. 6.

I biglietti, che costeranno 7 euro, potranno essere acquistati presso il Teatro durante gli orari di apertura (tutti i giorni dalle 15 alle 24) o prenotati telefonicamente chiamando il 050.550317.

La Storia

La resurrezione di Gesù Cristo. L’evento che diventò il postulato del cristianesimo. Un postulato che ha del misterioso, del magico, del surreale. La religione cristiana fonda tutto il suo essere su questo evento. La resurrezione della carne è la verifica definitiva per cui Gesù Cristo è il figlio di dio, mandato dal padre medesimo a salvare l’umanità. È curioso notare come una delle più grandi strutture di potere che hanno influenzato il pensiero politico e culturale dell’Occidente, si fondi su un mistero, “non concepibile agli occhi del corpo, ma a quelli dell’anima”, asserirebbe Francesco. Ma ogni grande evento storico ha le sue luci e le sue ombre; e più l’evento è grande, più lunghe sono le sue ombre. Giravano voci che il corpo di Gesù fosse stato trafugato dai discepoli per inscenarne la resurrezione. Matteo, pur prendendo le distanze da queste posizioni (28:11), conferma l’esistenza di tali malelingue. Come è andata veramente? E se fosse stata tutta una messa in scena da parte dei discepoli per non vanificare la ventata rivoluzionaria spiritual culturale che il personaggio di Gesù aveva portato? Come agire per non essere visto e scoperti?

La Finzione

In Religioso Silenzio racconta la storia di Tito e Dodo, due disoccupati cronici del nostro tempo. Con il termine cronico, ci riferiamo a quello stato che coglie l’individuo quando pensa di non poter mutare niente di se stesso e del mondo che lo circonda…un male che affligge il nostro tempo e la nostra generazione. Costoro, su commissione di una confraternita segreta, si ritrovano a dover trafugare il cadavere più importante della Storia: Gesù Cristo. Un lavoro sporco ma ben retribuito, che i nostri protagonisti, con le dovute ansie, speranze e paure, si apprestano a svolgere. Ma nel momento di aprire il sepolcro, lo scoprono essere vuoto.

Da qui si sviluppa il dramma di Tito e Dodo: cosa fare? Fuggire? Impiccarsi? Trafugare un altro corpo? Potrà mai la cifra di denaro promessagli, cambiare le loro vite?

Tutto lo spettacolo si svolge in mancanza dell’elemento centrale: il corpo di Cristo, grande assente in tutta la pièce. Presenti invece i due poveri protagonisti, con le loro anime sudicie e innocenti come bambini: indifesi e malviventi per forza, tessitori di tranelli da quattro soldi, vittime di un inganno di cui sono la bassa manovalanza.

Il denaro e la resurrezione, due elementi apparentemente distanti, sono invece legati tra loro a doppio filo. Nella vicenda nessuno crede alla resurrezione di Cristo: né i suoi seguaci né i nostri antieroi, gli unici tuttavia che potrebbero esserne i diretto testimoni. Nessuno crede nella resurrezione, ma tutti credono nel denaro, l’unico idolo che raccoglie la fedeltà di tutti.

Tito e Dodo non sono però gli unici personaggi dello spettacolo. Le rocambolesche e tragicomiche avventure dei due, sono cantate da altri due figuri, che in scena, vestono i panni dei due disoccupati. La meta teatralità permette così di mettere a fuoco la natura ludica del teatro, che attraverso un giocoso patto tra attori e spettatori sul senso di realtà e finzione, dà vita al rito collettivo.

PisaInformaFlash- 13 Gennaio 2015

 


(http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=20670)

Il Circo della Fogna al Lux, “in religioso silenzio”
In anteprima nazionale lo spettacolo di Ierardi e Vierda

Il Circo della Fogna, duo composto da Alberto Ierardi e Giorgio Vierda, sarà in scena al Teatro Lux con l’anteprima nazionale del nuovo spettacolo dal titolo In religioso silenzio che poi andrà in giro in tutta Italia a partire da febbraio.
Dopo L’Osteria del Malcontento, che vedeva anche la partecipazione delle Belle Di Mai, In religioso silenzio è la seconda produzione originale nata dalla collaborazione tra TheThing Promozione Eventi, che dalla stagione 2014-2015 gestisce il Cinema Teatro Lux, e il Il Circo Della Fogna, che durante questa stagione ha lavorato come compagnia residente del teatro.
Lo spettacolo, infatti, come ha sottolineato Andrea Vescio, di Thething, è stato pensato, prodotto, e assemblato interamente al Lux che è coproduttore dello spettacolo. Gabriele De Luca ha ricordato che la programmazione del teatro si articola su due filoni, una linea comica da un lato e l’impegno civile dall’altro: il Circo della Fogna, con questo spettacolo le coniuga, proponendo uno spettacolo che unisce allo sguardo civile quello dissacrante sull’evento “protagonista” dello spettacolo: la resurrezione di Cristo.
L’idea dello spettacolo parte non solo dalla notorietà dell’evento, come hanno dichiarato i due attori, ma anche dal fatto che ogni grande evento storico ha le sue luci e le sue ombre; e più l’evento è grande, più lunghe sono le sue ombre. Giravano voci che il corpo di Gesù fosse stato trafugato dai discepoli per inscenarne la resurrezione. Matteo, pur prendendo le distanze da queste posizioni (28:11), conferma l’esistenza di tali malelingue. Come è andata veramente? E se fosse stata tutta una messa in scena da parte dei discepoli per non vanificare la ventata rivoluzionaria spiritual culturale che il personaggio di Gesù aveva portato? Come agire per non essere visto e scoperti? Ce lo racconta la storia di Tito e Dodo, due disoccupati cronici del nostro tempo che si ritrovano a dover trafugare il cadavere di Gesù. Un lavoro sporco ma ben retribuito, che i nostri protagonisti, con le dovute ansie, speranze e paure, si apprestano a svolgere. Ma nel momento di aprire il sepolcro, lo scoprono essere vuoto.
Tito e Dodo non sono però gli unici personaggi dello spettacolo. Le rocambolesche e tragicomiche avventure dei due, sono cantate da altri due figuri, che in scena, vestono i panni dei due disoccupati. La meta teatralità permette così di mettere a fuoco la natura ludica del teatro, che attraverso un giocoso patto tra attori e spettatori sul senso di realtà e finzione, dà vita al rito collettivo.

61409_religioso silenzio

Artalks- 22 Gennaio 2015

 


(http://www.artalks.net/rompere-il-religioso-silenzio/)

(Rompere il) religioso silenzio

Al Cinema Teatro Lux di Pisa, un’anteprima nazionale del Circo della Fogna.

Stasera abbiamo scelto di tenerci lontani dal classico teatro che conosciamo bene. Lasciamoci precipitare nel vivo fermento della città, tra le piazze notturne e le osterie discrete. Ed è laggiù, in quel brulichio, che prende vita il Cinema Teatro Lux.
Giunto alla nostra generazione dopo una lunga serie di trasformazioni e riadattamenti, questo spazio si caratterizza innanzi tutto come punto d’incontro e comunicazione, capace di calare il visitatore in un ambiente profondamente amichevole e familiare: al Lux non si avverte il noto senso di straniamento nel quale si incorre spesso negli edifici teatrali canonici. Eppure, cosa non indifferente, la struttura del luogo ha cambiato il proprio aspetto, adattandosi alla tipologia di spettacolo che si trovava a mettere in scena. In pratica, è come se lo stesso Lux si atteggiasse a manifestazione artistica. Si poggia un piede sul primo gradino, si pensa: “Sto andando a teatro” e, senza rendersene neppure conto, si è già sul palcoscenico.
Una premessa che occorreva. Adesso, i fatti.
Sabato 17 gennaio. Dice la Bibbia che il buon osservatore della legge divina ha da astenersi dal lavoro. Ebbene, quale momento migliore per impegnarsi in un’anteprima teatrale, per giunta incentrata sulla figura del Messia? Tutto ciò è perfettamente in tema, tanto con lo spettacolo, quanto con il luogo che, devastato nel recente passato dalla dittatura fascista, è ora percepibile come uno spazio liberato, privo di dogmi.
L’opera si intitola In religioso silenzio. Produzione del Circo della Fogna, in collaborazione con The Thing Promozione Eventi, questa prosa rompe con foga dissacratoria il silenzio che cita nel titolo, producendo una satira che è come un fiore carnivoro, apparentemente ingenua ma profondamente mordace.
Siamo in un’epoca che può dirsi contemporanea, o semplicemente fuori dalla cronologia umana. Già prima che lo spettacolo abbia inizio la quarta parete è sfondata, ma all’inverso: non è lo spettacolo a invadere il piano reale, ma il pubblico a essere preso per un braccio e trascinato nella finzione – dato che su ogni sedia della tribuna c’è un foglio e su ogni foglio il medesimo messaggio, anonimo. L’oggetto? “Waiting for the resurrection of the flesh“. Il telegramma avverte: “[…] rubare per un futuro migliore […] andate al camposanto, le guardie dormiranno […] prendete il cadavere […] in cambio del corrispondente denaro“.
L’obiettivo è il furto, il furto del Messia. Tito e Dodo, i disoccupati, interpretati da Alberto Ierardi e Giorgio Vierda, sono gli incaricati del crimine. Rubare per inscenare una resurrezione: se così fosse andata realmente, come lo stesso Vangelo suggerisce in certi passi (ma liquidando il tutto come voci di increduli), non significherebbe altro che: “La più grande storia che sia mai stata raccontata è in realtà una menzogna”, come dichiara gravemente Sir Leigh Teabing nel Codice Da Vinci.
Ma In religioso silenzio non è una semplice manciata di sabbia negli occhi del credente. Se il Circo della Fogna si limitasse a questo non avrebbe conseguito il Premio Spirito Fringe 2013. In questa rappresentazione artistica si satirizza un intero sistema che pretende di associare alla religione una forma di potere sociale ed economico: e, difatti, il corpo di Cristo deve essere venduto, venduto a peso d’oro. L’Agnello di Dio, più che sacrificato, è anche macellato e riposto nel freezer.
Eppure, qualcosa va storto: il corpo non c’è più. E, contrariamente a quanto ciascuno si aspetterebbe, nessuno suppone un’effettiva resurrezione: qualcuno deve aver saccheggiato il corpo per primo. Gli unici a concepire l’eventualità del miracolo sono i media, che cercano costantemente l’evento succulento che venda pubblicità all’audience. Eppure, si vede da lontano che neppure costoro credono nella resurrezione. E, mentre Tito e Dodo progettano il suicidio per risparmiarsi l’annunciata “morte per crocefissione” (del messaggio anonimo) che spetterebbe loro in caso di fallimento, un incidente uccide Tito, mentre una soluzione si profila per Dodo: consegnare il cadavere dell’amico in vece di quello del Messia. E pochi colpi di rossetto sono più che sufficienti per simularne le stigmate e la ferita al costato.
A commentare la storia, una sorta di play within the play (letteralmente “finzione dentro la finzione”), i due narratori, autentici alter-ego di Tito e Dodo, con i quali si scambiano le parti e i costumi, giocando irriverentemente alla costruzione di una favola velenosa.
La vicenda è arricchita dalla presenza di due sequenze video, una a rappresentare l’universo onirico dei personaggi dormienti (i due che si riparano sotto ombrelli dalla incessante pioggia di banconote); l’altra, meno surreale, per parodiare un servizio mediatico sulla sparizione di Cristo, nel quale si citano anche gli immancabili commenti di iloti, farisei e Pilati vari su Facebook e Twitter.
Quanto alla forma comunicativa, tutto lo spettacolo è sostenuto da dialoghi e gag, come già detto, apparentemente ingenui, rappresentando personaggi semplici, goffi, meno profondi o intelligenti di quanto effettivamente siano. Così il messaggio critico e potenzialmente rabbioso scivola sotto una rappresentazione più delicata, che non intacca la dignità dell’affermazione chiave (quanto i nostri credo tornino a vantaggio di coloro che esercitano il potere) e getta sull’intero spettacolo quell’idea di verità sussurrata che fa di un’opera una bella manifestazione artistica.
Concludendo, In religioso silenzio è uno spettacolo in grado di distinguersi per la freschezza e l‘irriverenza ben dosata che lo caratterizzano, senza scivolare mai nel banale. Una fiducia in più da riporre nelle nuove generazioni di artisti.
Spettacolo concluso.
Torneremo.

Sharon Tofanelli