Nel romanzo Molloy, Beckett parla di due pagliacci che abitano l’anima dell’uomo, uno che chiedesoltanto di starsene dov’è,  l’altro invece immagina che più lontano si stia un po’ meno peggio.I  personaggi  di  “libera  uscita”  sono  proprio  così.  Cioè,come Beckett  descrive  l’animo umano:entrambe vogliono partire ma non riescono a farlo, a trattenerli c’è la vita stessa, la paura. Nei lorocuori, è certa  la necessità di andare, eppure i nostri eroi, non ce la faranno mai.Scheda Artistica

Nel romanzo Molloy, Beckett parla di due pagliacci che abitano l’anima dell’uomo, uno che chiede soltanto di starsene dov’è, l’altro invece immagina che più lontano si stia un po’ meno peggio.
I personaggi di “libera uscita” sono proprio così. Cioè, come Beckett descrive l’animo umano: entrambe vogliono partire ma non riescono a farlo, a trattenerli c’è la vita stessa, la paura. Nei loro cuori, è certa la necessità di andare, eppure i nostri eroi, non ce la faranno mai.
Intorno a questo evento mancato, (quello della partenza) si snoda la storia di libera uscita.
Per rendere più avventurosa la cosa, abbiamo messo i due personaggi su una nave: la scena inizia con i ferventi preparativi di una partenza imminente.
Sinossi
Il primo pagliaccio un capitano giunge sul ponte della nave carico di bagagli, dove il mozzo dorme ai piedi dell’albero maestro(una scala). Nasce una disputa, il ritardo è a quanto pare già moltissimo, alla fine della prima scena si riescono a tirare su le vele, ma il capitano ricorda che è necessario prima della partenza ringraziare chi l’ha permessa, e questi sono gli sponsors e cioè i colossi bancari internazionali.
I due, personaggi inscenano allora un piccolo cabaret, un omaggio di loro produzione in onore delle banche, che in realtà si rivela un disastro. Il fallimento, li fa precipitare tra gli scarti della società, puniti da quelli che credevano essere i loro sponsors si ritrovano imprigionati, incastrati in due barili dai quali effettivamente non si può uscire.
I tentativi di fuga sono impediti dal suono di una sirena, così i nostri due eroi costretti nei barili sognano la libertà, la primavera e soprattutto l’amore che dentro ai barili “non si può fare”. Mossi dal desiderio e dalla fantasia, i due provano ripetutamente ad uscire, ma senza successo. Sarà una trovata tragicomica del mozzo a risolvere la situazione: credendo di scavare un tunnel verso la libertà, il mozzo scaverà una falla nella chiglia, affondando la nave.
I due, soli di fronte alla morte, decidono come ultimo atto, di fare l’amore, e mentre la nave cala a picco, sul palco si danza un tango appassionato.
La musica cessa, la nave è affondata, e i due personaggi si ritrovano in una condizione dai margini confusi, dove lo spazio e il tempo divengono coordinate dubbie. Sono affogati? Ciò che succede, è che il mozzo suona una melanconica canzone d’amore, e il capitano si interroga su come sarebbe stata la loro vita se avessero agito diversamente, se avessero fatto un altro mestiere..Proprio su questa possibilità, si costruisce l’ultimo nodo dello spettacolo. I nostri due eroi, raccontano la loro storia come se fossero stati due pompieri, fino alla fine tragicomica che il loro destino gli ha imposto. E la partenza? Rimane un dubbio, un’esigenza? Una necessità scandalosamente in accaduta, un problema che rimane irrisolto in ognuno di noi.